Ah, l’Italia! Un paese dove la famiglia è tutto, ma anche dove le decisioni sulla salute dei nostri cari possono diventare incredibilmente complesse. Quante volte ci siamo sentiti persi nel labirinto delle opzioni, cercando di capire qual è il posto migliore per chi ha bisogno di cure e assistenza?
Che sia un infortunio improvviso o una condizione che richiede un supporto costante, la domanda è sempre la stessa: “Ospedale generale o una struttura di lungodegenza/RSA?”.
Questa scelta, credetemi, è molto più di una semplice questione logistica; tocca il cuore delle nostre dinamiche familiari e spesso ci troviamo a navigare tra burocrazia e aspettative, cercando la soluzione più umana ed efficace.
Con l’invecchiamento della popolazione italiana, sempre più persone si trovano di fronte a queste sfide, e capire la differenza tra le varie strutture è fondamentale per fare una scelta consapevole e serena per i nostri cari.
Ho visto con i miei occhi quanto possa essere difficile orientarsi, e proprio per questo ho deciso di mettere nero su bianco tutte le informazioni utili.
Spero di potervi aiutare a fare chiarezza in questo percorso così delicato. In questo articolo, affronteremo insieme tutte le sfumature di questa importante decisione, per guidarvi passo dopo passo.
Esploriamo insieme l’argomento per fare chiarezza!
Capire dove portare un nostro caro quando ha bisogno di cure e assistenza è una di quelle decisioni che ci mettono davvero alla prova. Non si tratta solo di scegliere una struttura, ma di trovare il luogo più adatto per la sua dignità, il suo benessere e la nostra serenità.
Ho visto tante famiglie italiane affrontare questo momento con il cuore in gola, proprio come è successo a me. La buona notizia è che non siete soli e, con le giuste informazioni, possiamo fare la scelta migliore.
Districarsi nel Mondo delle Strutture Sanitarie: Un Labirinto da Esplorare Insieme

Quando un familiare si trova in un momento di fragilità, che sia a causa di un infortunio improvviso o di una condizione cronica che richiede attenzioni costanti, la prima domanda che affiora è sempre la stessa: “Ora dove andiamo?
In ospedale o in una struttura più specifica?”. Sembra una scelta semplice, ma, credetemi, è un vero e proprio bivio emotivo e pratico che ci troviamo a percorrere.
Personalmente, ricordo la confusione di fronte alle tante sigle: RSA, lungodegenza, case di riposo… È un universo vasto, e ogni opzione ha le sue peculiarità che la rendono più o meno adatta alle esigenze del momento.
Non dobbiamo sentirci in colpa se non conosciamo a fondo queste differenze; il sistema sanitario italiano è complesso e in continua evoluzione. L’importante è informarsi bene, capire cosa offre ogni tipologia di struttura e, soprattutto, quali sono i veri bisogni del nostro caro.
Questo passo è cruciale per garantirgli non solo le cure mediche necessarie, ma anche un ambiente che favorisca il suo benessere complessivo. Spesso, pensiamo all’ospedale come unica soluzione, ma ci sono realtà, come le RSA o le strutture di lungodegenza, che offrono un tipo di assistenza più mirato e a lungo termine, pensato proprio per chi ha superato la fase acuta della malattia ma ha ancora bisogno di supporto costante.
L’Ospedale Generale: Quando Ogni Minuto Conta
L’ospedale generale è il nostro primo punto di riferimento, il luogo dove si va quando c’è un’emergenza, un trauma o una patologia acuta che richiede interventi rapidi e specialistici.
Immaginate un incidente improvviso, un infarto, un’emorragia: in questi casi, la priorità assoluta è la stabilizzazione del paziente e la cura della fase critica.
I reparti per acuti sono attrezzati con tecnologie all’avanguardia e personale medico-infermieristico specializzato H24, pronto a gestire situazioni complesse.
Qui, l’obiettivo principale è salvare vite e risolvere problemi clinici urgenti. Ho avuto modo di constatare come l’efficienza dei nostri ospedali sia fondamentale in momenti così delicati, dove la rapidità di intervento fa davvero la differenza.
Tuttavia, è importante capire che, una volta superata la fase acuta, l’ospedale non è sempre il luogo più adatto per una permanenza prolungata. I posti letto sono preziosi e destinati a chi ne ha un bisogno immediato, e un ricovero non strettamente necessario può esporre il paziente a rischi come infezioni nosocomiali o un senso di smarrimento dovuto all’ambiente così intensivo e frenetico.
La dinamica ospedaliera, seppur vitale in certi contesti, può risultare alienante per chi necessita di un percorso di cura più lento e orientato al recupero funzionale o al mantenimento.
Le Strutture Post-Acuzie: La Lungodegenza per un Recupero Graduale
Quando la tempesta dell’emergenza è passata, ma il nostro caro non è ancora pronto per tornare a casa, entra in gioco la lungodegenza. Queste strutture sono un ponte essenziale tra l’ospedale e il domicilio, pensate per pazienti che hanno superato la fase acuta di una malattia o un intervento chirurgico, ma che necessitano di un periodo di convalescenza e recupero funzionale.
L’obiettivo qui non è più la cura dell’acuzie, ma la stabilizzazione clinica e il recupero delle autonomie, magari attraverso percorsi riabilitativi mirati.
Ho visto persone riprendere a camminare, a parlare, a mangiare da sole grazie al lavoro instancabile di fisioterapisti, logopedisti e infermieri specializzati che operano in questi contesti.
La durata del ricovero in lungodegenza è variabile, spesso fino a 60 giorni, e mira a rendere il paziente il più autonomo possibile prima del rientro a casa o, se necessario, del trasferimento in una struttura a lungo termine.
È un ambiente dove l’assistenza è continuativa ma l’approccio è più dolce, focalizzato sulla ripresa delle “abilità di vita quotidiana” (ADL). Non dimentichiamo che l’accesso a queste strutture avviene solitamente su richiesta del medico ospedaliero o di famiglia e prevede una valutazione multidisciplinare.
RSA: Una Casa e Cura per Chi Ha Bisogno di Assistenza Costante
La Residenza Sanitaria Assistenziale, o RSA, è la soluzione ideale per chi non è autosufficiente, anche solo parzialmente, e necessita di assistenza sanitaria continuativa, ma senza la complessità e l’intensità di un ricovero ospedaliero.
Pensate ai nostri anziani con patologie croniche degenerative, come l’Alzheimer o il Parkinson, o a chi, dopo un evento importante, ha perso gran parte della propria autonomia e non può più essere accudito adeguatamente a casa.
In una RSA, l’assistenza è a 360 gradi: medica, infermieristica H24, riabilitativa, ma anche socio-assistenziale e di animazione. Non è solo un luogo di cura, ma una vera e propria casa dove l’ospite può vivere in un ambiente protetto e stimolante, con attività ricreative e sociali che cercano di mantenere attive le sue capacità e di favorire la socializzazione.
Ho visitato diverse RSA e ho notato come l’attenzione si concentri sulla qualità della vita, sul rispetto della persona e sulla creazione di un clima quasi familiare.
È una scelta importante, spesso difficile, ma che può offrire una serenità impensabile in altri contesti, sia per l’anziano che per la famiglia, che sa di poter contare su un supporto professionale costante.
Differenze Chiave: Non Tutte le Strutture Sono Uguali
È facile confondere le varie tipologie di strutture, ma capire le differenze è fondamentale per orientarsi. L’ospedale è per l’acuzie, per la fase critica e immediata di una malattia.
La lungodegenza è per la convalescenza post-acuzie e la riabilitazione, con un soggiorno di durata limitata. La RSA, invece, è pensata per un’assistenza a lungo termine, per persone non autosufficienti che richiedono un supporto continuo e integrato.
Ci sono poi le “case di riposo” in senso stretto, che sono più orientate agli anziani autosufficienti o parzialmente tali, e offrono servizi di tipo alberghiero e di socializzazione, con un’assistenza sanitaria di base ma non continua come in RSA.
La “casa protetta” si posiziona a metà tra la casa di riposo e la RSA, offrendo supporto a persone parzialmente autosufficienti. Ogni struttura risponde a un bisogno specifico, e la scelta dipende dalle condizioni cliniche, dal grado di autonomia e dalle necessità assistenziali del nostro caro.
Una valutazione approfondita da parte di medici e assistenti sociali è sempre il primo passo per individuare il percorso più appropriato. Personalmente, ho imparato che non esiste una soluzione “migliore” in assoluto, ma solo quella più adatta a quel momento specifico della vita del nostro familiare.
Costi e Agevolazioni: Navigare tra le Spese
Ah, i costi! Questo è un aspetto che, purtroppo, pesa molto sulle decisioni familiari. Le tariffe delle RSA in Italia possono variare in modo significativo, oscillando in media tra i 1.500€ e i 3.500€ al mese, a seconda della regione, della tipologia (pubblica, privata, convenzionata) e dei servizi offerti.
Le strutture pubbliche o convenzionate tendono ad avere costi inferiori, ma spesso presentano liste d’attesa più lunghe, spingendo le famiglie verso quelle private, che, pur garantendo maggiore disponibilità e servizi personalizzati, sono più care.
È fondamentale sapere che, nelle RSA convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale, la quota sanitaria, che copre le prestazioni mediche, infermieristiche e riabilitative, è finanziata dalla Regione ed è quindi a carico del SSN.
La parte restante, ovvero la quota alberghiera (vitto, alloggio, servizi alla persona), è invece a carico del paziente o della famiglia. Ho saputo di casi in cui, con un ISEE socio-sanitario basso, è possibile richiedere un contributo al Comune di residenza per coprire, in parte o del tutto, questa quota.
Ci sono anche detrazioni fiscali del 19% sulla parte delle spese mediche e assistenziali, fino a un massimo di 2.100 euro l’anno, per anziani sopra i 65 anni o disabili.
Per i malati di Alzheimer grave o demenza senile, in alcuni casi, l’intera retta può essere coperta dal SSN.
| Aspetto | Ospedale Generale | Struttura di Lungodegenza | RSA (Residenza Sanitaria Assistenziale) |
|---|---|---|---|
| Scopo Principale | Cura di patologie acute, emergenze, interventi chirurgici. Stabilizzazione del paziente. | Convalescenza post-acuzie, recupero funzionale, riabilitazione. | Assistenza a lungo termine per persone non autosufficienti con necessità sanitarie continue. |
| Durata del Soggiorno | Breve, legata alla fase acuta della malattia. | Intermedia, solitamente fino a 60 giorni. | Lungo periodo o indeterminato. |
| Livello di Assistenza | Alta intensità medica e infermieristica H24, tecnologie avanzate. | Assistenza medica e infermieristica continua, focus su riabilitazione. | Assistenza medica, infermieristica H24, socio-assistenziale, riabilitativa, animazione. |
| Tipo di Pazienti | Pazienti con patologie acute, traumi, emergenze. | Pazienti post-acuzie che necessitano di recupero e stabilizzazione prima del rientro a casa. | Anziani non autosufficienti, con patologie croniche degenerative (es. Alzheimer, Parkinson), disabilità gravi. |
| Costi e Copertura | Interamente coperti dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN). | Quota sanitaria coperta dal SSN; quota alberghiera a carico della famiglia (in alcuni casi). | Quota sanitaria coperta dal SSN; quota alberghiera a carico della famiglia (possibili integrazioni comunali o detrazioni fiscali). |
L’Importanza della Valutazione Multidimensionale e del Piano Individualizzato
Non si può scegliere una struttura “a caso” o basandosi solo su un parere superficiale. Il processo di inserimento in RSA o in lungodegenza in Italia prevede un passaggio fondamentale: la valutazione multidimensionale (VMD).
Questo è un momento cruciale, un vero e proprio “check-up” completo della persona, che non si limita solo agli aspetti clinici, ma prende in considerazione anche le sue capacità cognitive, funzionali, psicologiche e sociali.
Medici, infermieri, assistenti sociali e altri professionisti sanitari collaborano per definire un quadro completo dei bisogni dell’anziano o del malato.
Sulla base di questa valutazione, viene stilato un Piano di Assistenza Individualizzato (PAI), un vero e proprio “manuale di istruzioni” personalizzato che descrive gli obiettivi di cura e le modalità con cui verranno raggiunti.
Questo processo garantisce che la scelta della struttura sia davvero appropriata e che l’assistenza sia cucita su misura per la persona. È un momento in cui la famiglia è chiamata a partecipare attivamente, a condividere informazioni e a esprimere le proprie preoccupazioni.
Ho visto con i miei occhi quanto sia importante questo dialogo per costruire un percorso di cura efficace e rispettoso della dignità del nostro caro.
L’Ascolto dei Bisogni: Oltre la Patologia
Quando ci troviamo di fronte alla necessità di trovare un’assistenza per un familiare, la tendenza naturale è quella di focalizzarci sulla patologia, sui farmaci, sulle cure.
Ma, credetemi, un errore comune che ho osservato è quello di trascurare la persona dietro la malattia, i suoi desideri, le sue abitudini, ciò che la rende unica.
Una buona struttura, che sia una lungodegenza o una RSA, non si limita a somministrare terapie, ma cerca di ascoltare i bisogni più profondi dell’ospite.
Parlo di attenzione al cibo, alle preferenze, alla possibilità di mantenere contatti con l’esterno, di coltivare piccoli hobby, di sentirsi ancora parte di una comunità.
Ho visto strutture eccellenti dove l’ambiente è curato, le attività proposte sono variegate e il personale interagisce con gli ospiti con un sorriso e una parola gentile.
Questi dettagli, che possono sembrare secondari, fanno un’enorme differenza sulla qualità della vita del nostro caro. È importante visitare diverse strutture, parlare con il personale, osservare l’interazione tra operatori e ospiti, e, se possibile, coinvolgere direttamente il familiare nella scelta, se le sue condizioni lo permettono.
Ricordo la gioia negli occhi di una signora anziana che, in una RSA, aveva ritrovato la passione per il giardinaggio grazie a un piccolo orto allestito per gli ospiti.
Sono queste le esperienze che contano, che danno un senso alla quotidianità e mantengono viva la scintilla della vita.
Il Supporto alla Famiglia: Non Dimentichiamo i Caregiver

Spesso, nell’intricato percorso di cura di un familiare, si tende a dimenticare una figura fondamentale: il caregiver, ovvero colui o colei che si prende cura della persona malata.
Essere un caregiver è un compito che può essere incredibilmente gravoso, sia fisicamente che emotivamente. Ansia, stress, solitudine, frustrazione sono emozioni comuni che possono colpire chi assiste un proprio caro, soprattutto se la condizione è complessa o cronica.
L’ho sperimentato personalmente e so quanto sia difficile mantenere l’equilibrio quando il carico assistenziale diventa troppo pesante. Per questo, è cruciale che anche i familiari abbiano accesso a un supporto.
Esistono servizi di sostegno psicologico, gruppi di auto-mutuo aiuto e associazioni che offrono un ascolto e una guida preziosa per affrontare le sfide quotidiane e gestire le proprie emozioni.
Non abbiate timore di chiedere aiuto, di prendervi del tempo per voi stessi. Un caregiver sereno è un caregiver più efficace e un supporto migliore per il proprio caro.
Ricordo un’amica che, dopo mesi di stanchezza e frustrazione, ha trovato grande giovamento in un gruppo di sostegno, sentendosi finalmente compresa e non più sola.
La Continuità Assistenziale: Un Ponte Tra Strutture e Domicilio
Un aspetto spesso sottovalutato, ma di vitale importanza, è la continuità assistenziale. Non si tratta solo di scegliere la struttura giusta, ma di assicurarsi che ci sia un flusso di informazioni e di cure senza interruzioni tra un ambiente e l’altro, e tra la struttura e il domicilio, qualora il paziente possa rientrare a casa.
Quando un paziente viene dimesso dall’ospedale e trasferito in lungodegenza, o da questa in RSA, o addirittura torna a casa, è fondamentale che ci sia un passaggio di consegne chiaro e dettagliato tra i vari professionisti sanitari.
Questo include la cartella clinica, i farmaci, le terapie riabilitative in corso e le esigenze specifiche della persona. Ho visto situazioni in cui una comunicazione carente ha creato disagi e ritardi nelle cure, ed è qualcosa che dobbiamo imparare a prevenire.
Le strutture più attente, infatti, prevedono procedure formalizzate per il raccordo con i servizi territoriali, proprio per garantire che l’assistenza continui senza intoppi.
È un po’ come un testimone che passa di mano in una staffetta: se non c’è una buona intesa, si rischia di perdere il ritmo e di compromettere il risultato finale.
Come familiari, possiamo e dobbiamo chiedere informazioni su come viene gestita questa continuità, perché è un diritto del nostro caro ricevere cure senza interruzioni e con la massima coerenza.
I Diritti degli Ospiti: Dignità al Primo Posto
Non dobbiamo mai dimenticare che, anche se un nostro caro si trova in una struttura, conserva pienamente i suoi diritti. Troppo spesso, si pensa che una volta ricoverato, l’individuo perda parte della sua autonomia e della sua voce.
Ma non è così! Ogni ospite ha diritto a un trattamento adeguato alle sue necessità cliniche, al rispetto della sua personalità e della sua privacy. Ha il diritto di essere informato su ogni aspetto della sua malattia e su ogni provvedimento terapeutico, e di dare o negare il suo consenso.
Ricordo una volta, visitando una RSA, di aver letto affissa alla parete la “Carta dei Diritti del Malato”, un documento che riassume proprio questi principi.
È fondamentale che come familiari conosciamo questi diritti e ci assicuriamo che vengano rispettati. Questo include anche la possibilità di manifestare eventuali disfunzioni o carenze, in primo luogo al personale della struttura e, in caso di mancata risoluzione, agli organi competenti dell’ASL.
La dignità della persona, la sua autonomia decisionale, per quanto possibile, e il suo benessere psicofisico devono essere sempre al centro dell’attenzione.
Siamo noi, i familiari, i primi avvocati dei diritti dei nostri cari.
Per Concludere
Carissimi lettori, spero che questo viaggio nel mondo delle strutture sanitarie e assistenziali vi abbia offerto un po’ di chiarezza in un momento che so essere delicato per molti. Trovare il luogo giusto per i nostri cari è un atto d’amore profondo, che richiede pazienza, informazione e un pizzico di coraggio. Ricordate, non c’è una soluzione universale, ma solo quella più adatta alle esigenze uniche della persona che amiamo. La mia esperienza mi ha insegnato che informarsi a fondo e ascoltare il proprio cuore, senza paura di chiedere aiuto, sono i passi fondamentali per garantire ai nostri familiari la dignità e il benessere che meritano. Ogni scelta, anche la più difficile, può trasformarsi in un nuovo inizio se fatta con consapevolezza.
Consigli Utili
1. Non sottovalutate mai l’importanza di una Valutazione Multidimensionale (VMD) approfondita. È la chiave per comprendere a fondo le esigenze cliniche, funzionali e sociali del vostro caro e per stilare un Piano di Assistenza Individualizzato (PAI) su misura, garantendo così cure mirate e adeguate. Assicuratevi che sia un processo partecipato, dove la vostra voce conta.
2. Informatevi con largo anticipo sui costi delle strutture e sulle possibili agevolazioni. Le tariffe possono variare molto e conoscere le detrazioni fiscali o i contributi comunali, soprattutto in base all’ISEE socio-sanitario, può fare una grande differenza nel bilancio familiare. Chiedete sempre un prospetto chiaro delle spese.
3. Non esitate a visitare diverse strutture. Ogni luogo ha la sua atmosfera, il suo personale e le sue peculiarità. Parlate con gli operatori, osservate l’interazione con gli ospiti e non abbiate timore di fare tutte le domande che vi vengono in mente. La sensazione “a pelle” è spesso un buon indicatore, e se possibile coinvolgete il vostro familiare nella scelta.
4. Ricordatevi di prendervi cura anche di voi stessi, i caregiver. Il ruolo di assistenza può essere estenuante. Cercate supporto psicologico, gruppi di auto-mutuo aiuto o associazioni dedicate. Un caregiver sereno è una risorsa preziosa e non si deve sentire in colpa per aver bisogno di una pausa o di un aiuto esterno. La vostra salute emotiva è altrettanto importante.
5. Verificate sempre la continuità assistenziale. Assicuratevi che ci siano protocolli chiari per il passaggio di informazioni tra ospedale, lungodegenza, RSA e domicilio. Una comunicazione efficace tra i professionisti sanitari è fondamentale per evitare interruzioni o disagi nelle cure e per garantire un percorso fluido e coerente per il vostro familiare.
Riepilogo dei Punti Chiave
Dalle emergenze acute gestite in ospedale, passando per i percorsi di recupero graduale nelle strutture di lungodegenza, fino all’assistenza a lungo termine nelle RSA, abbiamo esplorato un panorama complesso ma fondamentale per la salute dei nostri cari. Ho voluto condividere con voi non solo le informazioni tecniche, ma anche le sensazioni e le riflessioni che ho maturato in questi anni. Ricordate che l’ospedale è il luogo per le urgenze vitali, la lungodegenza per la convalescenza e la riabilitazione di durata limitata, mentre la RSA è una vera e propria casa e cura per chi necessita di assistenza continua e un ambiente protetto a lungo termine. La valutazione multidimensionale è il faro che guida la scelta, e il Piano di Assistenza Individualizzato è la rotta personalizzata che garantisce dignità e benessere. Non dimentichiamo mai l’aspetto economico, ma nemmeno l’importanza di un’assistenza che vada oltre la patologia, abbracciando i desideri e le abitudini del nostro caro. Infine, un pensiero va a voi, instancabili caregiver: non siete soli, cercate e accettate l’aiuto. Ogni decisione, se presa con amore e conoscenza, sarà la migliore. Spero che queste parole vi siano state di reale aiuto nel navigare queste acque a volte turbolente, con la consapevolezza di poter fare la scelta giusta per chi amate.
Domande Frequenti (FAQ) 📖
D: Quando è il momento giusto per considerare una RSA o una struttura di lungodegenza per un familiare, invece di un ricovero ospedaliero?
R: Questa è forse la domanda più sentita, quella che ci tormenta quando la salute di un nostro caro diventa improvvisamente fragile. Dalla mia esperienza, la differenza chiave sta nell’obiettivo della cura.
L’ospedale generale è, per sua natura, un luogo per le acuzie: per un’emergenza improvvisa, un intervento chirurgico urgente, una fase critica di una malattia che richiede monitoraggio intensivo e cure mediche complesse.
È il posto dove si va per “spegnere l’incendio”. Una volta che la situazione acuta è stabilizzata, e il medico ci dice che l’emergenza è passata ma il paziente non è ancora autonomo o ha bisogno di un recupero prolungato o di assistenza continua, ecco che entra in gioco la lungodegenza o la RSA.
Le lungodegenze sono perfette per chi necessita di riabilitazione post-operatoria o post-traumatica, per recuperare forze e funzionalità prima di tornare a casa.
Le RSA, invece, sono pensate per chi ha bisogno di un’assistenza socio-sanitaria continuativa a lungo termine, magari per patologie croniche che impediscono l’autonomia, demenze, o simply per una condizione di non autosufficienza che richiede supporto costante, non necessariamente medico-acuto, ma assistenziale e infermieristico.
Ricordo la difficoltà di una famiglia amica che teneva la nonna in ospedale ben oltre il necessario, perché non sapevano dove portarla; non c’era più l’urgenza medica, ma a casa non ce la facevano.
Capire questa distinzione non solo alleggerisce il carico emotivo, ma libera anche posti letto preziosi negli ospedali per chi ne ha davvero bisogno.
D: Quali servizi specifici e vantaggi possono offrire una RSA o una struttura di lungodegenza rispetto a un ospedale, oltre all’assistenza medica?
R: Qui tocchiamo un punto dolente dell’assistenza sanitaria che ho imparato a conoscere bene. L’ospedale è focalizzato sul curare la malattia, non necessariamente sul “prendersi cura” della persona a 360 gradi nel lungo periodo.
Una RSA o una struttura di lungodegenza, invece, sono ambienti pensati per il benessere globale dell’ospite. Certo, c’è un’assistenza infermieristica e medica costante (sebbene non di tipo acuto come in ospedale), ma il vero valore aggiunto risiede in tutto il resto.
Pensate alla riabilitazione: fisioterapia, logopedia, terapia occupazionale, spesso personalizzate e programmate quotidianamente per massimizzare il recupero.
Poi ci sono le attività ricreative e di socializzazione, importantissime per mantenere la mente attiva e combattere la solitudine, cosa quasi impossibile in un reparto ospedaliero.
Parliamo di laboratori creativi, gite (se la condizione lo permette), momenti di canto o di lettura. E non dimentichiamoci l’assistenza alla persona: dall’igiene personale all’aiuto nei pasti, fino alla gestione di farmaci e medicazioni complesse.
In una RSA, l’obiettivo è ricreare un ambiente il più possibile simile a quello domestico, dove la dignità e la qualità della vita dell’anziano o del disabile sono al centro.
Ho visto persone riprendere a sorridere e a interagire dopo essere state dimesse dall’ospedale e accolte in una di queste strutture, proprio perché lì hanno ritrovato una routine, una dimensione sociale e un’assistenza davvero umana.
D: Come si fa a scegliere la “migliore” struttura tra RSA e lungodegenza in Italia, considerando anche i costi e la burocrazia?
R: Eccoci al cuore della complessità italiana! La scelta della “migliore” struttura è un percorso molto personale e dipende tantissimo dalle esigenze specifiche del vostro caro e dalle vostre possibilità.
Non c’è una risposta universale, ma posso darvi qualche dritta basata su ciò che ho visto e sentito. Innanzitutto, non abbiate paura di fare domande e, se possibile, di visitare più strutture.
Guardate l’ambiente: è pulito? Luminoso? Sentite l’odore: è gradevole?
Osservate il personale: è attento, empatico, sorridente? Chiedete del rapporto numero di operatori/ospiti, delle attività proposte, del menù, delle visite mediche, degli orari di visita per i familiari.
Informatevi bene sui servizi inclusi e quelli extra. Per quanto riguarda i costi, in Italia esistono strutture convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale (ASL) e strutture completamente private.
Nelle convenzionate, una parte della retta (la “quota sanitaria”) è a carico dell’ASL, mentre la “quota alberghiera” (vitto, alloggio, servizi non strettamente sanitari) è a carico dell’utente o della famiglia.
Nelle private, tutto è a vostro carico. Il processo per accedere alle convenzionate spesso richiede una valutazione da parte dell’Unità di Valutazione Multidimensionale (UVM) della vostra ASL, che valuterà il grado di non autosufficienza e la necessità di ricovero, dopodiché si entra in una lista d’attesa.
Questo può essere frustrante, lo so, ma è il sistema. La mia raccomandazione è di iniziare il processo burocratico il prima possibile, non aspettate l’ultima emergenza.
Parlate con l’assistente sociale del comune o dell’ospedale, sono figure preziose che possono guidarvi nel labirinto delle normative locali e dei contributi a cui potreste avere diritto.
E ricordate, la struttura perfetta non esiste, ma quella giusta per il vostro caro, sì, e con un po’ di impegno e le giuste informazioni, sono certa che la troverete.






